Cosa fa davvero un professional organizer (e perché -forse- non è quello che pensi)
Quando dico che sono professional organizer, la reazione più comune è: "Ah, quindi metti in ordine le case delle persone?” (ndr: come MariKondo)
Non esattamente.
Il professional organizer è un consulente di organizzazione personale. Lavora su spazi, tempo e informazioni. Ma soprattutto lavora con le persone, non al posto delle persone.
Non arrivo con soluzioni preconfezionate. Non ti giudico guardando la tua scrivania. E non ti impongo il mio sistema.
Il mio lavoro parte dall'osservare come una persona funziona, per costruire insieme un'organizzazione che abbia senso per lei.
Tre ambiti, un unico approccio
Il lavoro di un P.O. si articola su tre aree: oggetti, attività e informazioni.
Organizzazione degli spazi fisici
Progetto soluzioni per ridurre il disordine e ottimizzare gli spazi, tenendo conto di come una persona lavora davvero. Non si tratta di estetica: si tratta di creare ambienti che supportino la concentrazione, riducano il carico mentale e rendano più semplice mantenere l'ordine nel tempo.
Aiuto nel decluttering, nella riorganizzazione di uffici o studi professionali. Sempre partendo dalle esigenze concrete, non da standard esterni.
Gestione delle attività
Aiuto a identificare priorità, pianificare impegni, costruire flussi di lavoro sostenibili. Non per "fare di più", ma per lavorare con meno urgenze, meno dispersione, più chiarezza.
Nel lavoro freelance, dove non esistono routine imposte dall'esterno e dove si rischia facilmente il sovraccarico, questo fa tutta la differenza. L'obiettivo non è riempire ogni minuto: è ritrovare equilibrio tra lavoro e vita privata, senza sacrificare l'uno per l'altro.
Organizzazione delle informazioni
Email che si accumulano, documenti sparsi tra computer e cloud, archivi cartacei che nessuno tocca da anni. Creo sistemi efficaci per archiviare, ritrovare e gestire informazioni, digitali e cartacee.
Perché perdere venti minuti a cercare un contratto o scorrere centinaia di email per ritrovare un'indicazione non è produttività: è spreco di energia mentale.
La centralità del cliente
In tutti e tre gli ambiti, il punto di partenza è sempre lo stesso: comprendere chi ho davanti. Come pensa, come lavora, cosa gli viene naturale e cosa no.
Non esiste un metodo universale. Esiste un metodo: ascoltare, osservare, progettare insieme, adattare.
Perché, come ho già scritto, l'organizzazione è personale. E il mio lavoro è costruire sistemi che rispettino questa verità.